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In contrasto con l’immagine rustica che le si attribuisce, la cosmesi naturale e biologica deve proporre soluzioni innovative per i problemi formulativi e di qualità complessiva del prodotto laddove non si può ricorrere a ingredienti convenzionali. Abbiamo chiesto a Stefano Manfredini, Direttore del Master di II livello in Scienze e Tecnologie Cosmetiche dell’Università di Ferrara, cosa può fare la ricerca cosmetologica per dare supporto e contenuti a questo trend in cosmetica.

In quali ambiti sarebbe più utile indirizzare gli sforzi di ricerca ai fini della cosmetica naturale?
La cosmesi è da sempre sensibile alle «tendenze» e questa sicuramente è molto sentita. Attualmente lo sforzo più consistente da parte della ricerca andrebbe indirizzato verso lo sviluppo di materie prime «veramente» naturali o «veramente» di derivazione naturale per mettere a disposizione dello sviluppatore materie prime più prestazionali e possibilmente multifunzionali.

Di quali aspetti si sta interessando l’Università di Ferrara? Quali richieste di ricerche/controlli riceve dalle aziende del ramo della cosmesi biologica e naturale?
Oggi siamo impegnati soprattutto nello sviluppo di: strategie atte a consentire di certificare la filiera di prodotto attraverso metodiche analitiche; scoprire nuovi ingredienti multifunzionali, specialmente se adatti al largo uso, naturali o di derivazione naturale, sicuri, a bassissimo impatto ambientale e sociale; sviluppare nuove strategie formulative ed estrattive per lo sviluppo di prodotti a elevato contenuto di naturalità; sviluppare colture cellulari per l’ottenimento di materie prime presenti in natura in scarsa quantità o da fonti non rinnovabili (Project Non Timber Forest). La sostenibilità non è una parola, ma un concetto che è alla base delle nostre attuali politiche di ricerca e di formazione. La società sta prendendo coscienza del nuovo assetto mondiale e considera questo aspetto come una componente indispensabile per lo sviluppo e la competizione in ambito globale. Le aziende, dal loro canto, sentono sempre di più la pressione dei consumatori, vista come un’opportunità di competizione e di crescita verso mercati ad alto valore aggiunto. Quello che ci viene sempre più richiesto è l’assistenza alla ricerca e sviluppo con possibile tutela del risultato in forma di brevetto o marchio. Sviluppare e formulare una materia prima o un prodotto «veramente» naturale è in realtà complesso. I «paletti» sono molti e vanno dalla normativa, alle incompatibilità, alla stabilità, agli aspetti organolettici. Quest’ultimo rappresenta un grosso problema in quanto poco compreso dai consumatori. Infatti, una buona parte di energie va dedicata allo sviluppo e utilizzo di fragranze appropriate a coprire eventuali odori delle materie prime, gli allergeni non sono graditi ma neppure le fragranze sintetiche (che sono prive di allergeni). È un aspetto che stiamo affrontando in maniera sistematica in collaborazione con alcune aziende sensibili alla innovazione nel settore.

In ambito dermatologico si sente l’esigenza di studi a lungo termine che comparino la dermocompatibilità di cosmetici a elevato contenuto di ingredienti naturali con cosmetici convenzionali: si riscontra interesse per questi aspetti nel mondo della ricerca cosmetologica?


Al momento non c’è una sensibilità sviluppata in questo senso, è un problema che emergerà al crescere della domanda di questi prodotti, che ancora rappresentano una quota marginale del mercato globale. Gli aspetti sono due. Il primo è la sicurezza d’uso: non è detto che un ingrediente perché naturale sia più sicuro di uno totalmente sintetico. Anche se in linea generale è meno probabile una intolleranza nei confronti di sostanze insieme a cui ci siamo evoluti piuttosto che con molecole ottenute ex-novo negli ultimi decenni, esistono comunque prodotti naturali altamente tossici e/o sensibilizzanti. Pensiamo per esempio ai terpeni e terpenoidi naturali, così come alcuni peptidi naturali non sono così sicuri. Il secondo punto è l’efficacia, questione articolata che attiene al fatto che esiste una differenza tra quello che è il razionale di sviluppo di prodotti basati su ingredienti naturali (estratti, fito-complessi o olii essenziali) e invece l’eventuale ingrediente sintetico. È una questione a oggi molto dibattuta. Cominciano ad apparire studi clinici dove si studia l’efficacia di ingredienti naturali anche verso problematiche dermatologiche complesse, non solo di tipo cosmetico. Per esempio acne, psoriasi, ipersensibilità cutanea, sono state affrontate con razionali molto validi utilizzando prodotti naturali.

Органическая косметика: что это?

Sviluppata l’innovazione nell’ambito dell’ingrediente/formulazione naturale, c’è accoglienza da parte del mercato?
C’è molto interesse, soprattutto verso «l’idea» di utilizzare prodotti naturali ed ecosostenibili, di fare qualcosa per noi e per il pianeta. Soprattutto perché si ritengono i prodotti cosmetici dei beni voluttuari di cui si può fare a meno (cosa evidentemente non vera poiché fanno parte del nostro benessere). Talvolta l’idea viene però delusa dalle caratteristiche organolettiche del prodotto. Credo che il nostro approccio di ricercare materie prime e prodotti che, pur essendo naturali, non diano sensazione di un prodotto da ricetta casalinga sia importante, per estendere il cosmetico naturale da una nicchia per estimatori a un più ampio pubblico. La sfida che stiamo cogliendo nella sostituzione di materie prime di sintesi con quelle naturali, se pur con fatica, sta dando risultati soddisfacenti. Alcuni marchi stanno interpretando molto bene e con successo questo approccio. La nostra personale ambizione è peraltro quella di contribuire a far uscire dai canali erboristici e dai negozi di nicchia il prodotto naturale: se davvero l’idea è estendere i benefici della sostenibilità, il prodotto deve essere a disposizione anche di chi non entrerebbe mai in un’erboristeria. Il prodotto «naturale» deve essere di qualità nelle sue valenze cosmetiche per entrare in tutti i canali e deve essere coerente nelle sue valenze di naturalità per avere una credibilità. Per esempio, sarà necessario affrontare il problema del packaging di derivazione petrolifera per un prodotto in cui il formulatore compie un lavoro raffinatissimo per escludere gli ingredienti petrolchimici. Queste sono le sfide per l’innovazione in questo comparto.