Una ricerca condotta dalla Stanford University si è soffermata sulle caratteristiche degli alimenti prodotti da agricoltura biologica, evidenziando come non siano più nutrienti di quelli tradizionali: anche se, per questi ultimi, resta il problema dei pesticidi.

Dinanzi al banco della frutta e della verdura spesso il dubbio sorge, specie per coloro i quali non sono irriducibili consumatori di alimenti prodotti da agricoltura biologica: è meglio spendere qualche euro in più ed assicurarsi un cibo che, secondo etichetta, garantirebbe attraverso una serie di parametri maggiori benefici per la propria salute, oppure risparmiare (in tempo di crisi, più che mai) e volgersi verso ortaggi, legumi e tutti i frutti della terra coltivati secondo le maniere tradizionali? Una perplessità alla quale si risponde, generalmente, senza conoscere adeguatamente quali sono le differenze che, di fatto, intercorrono tra cibo bio e non-bio.

Più buono, ma anche più nutriente?

Eppure la diffusione sul mercato dei cibi biologici diventa sempre più capillare, mentre il numero di acquirenti disposti a pagare di più, spesso anche il doppio, per mangiare alimenti ritenuti più sani è aumentato e continua costantemente ad aumentare: basti pensare che tra il 1997 ed il 2011 il giro di affari bio per i soli Stati Uniti d’America è passato da 3.6 a 24.4 miliardi di dollari. Ragionevole, a questo punto, interrogarsi sulle virtù di questo enorme business che coinvolge ancor più i Paesi al di qua dell’Oceano, con l’Italia nel ruolo di uno dei più importanti leader del settore: lo hanno fatto i ricercatori della School of Medicine della Stanford University che hanno analizzato i risultati di 237 studi diversi condotti negli anni precedenti, selezionando i più rilevanti tra le centinaia di lavori sull’argomento.

Ne è emersa una sostanziale parità, in quanto le differenze tra l’apporto vitaminico e proteico dei cibi organici e di quelli convenzionali sarebbero minime e irrilevanti: tra le ricerche prese in considerazione, infatti, ben 223 erano incentrate sui contenuti nutrizionali degli alimenti in esame (non solo frutta e verdura ma anche uova, carne rossa, pollame, latte e cereali) e sulla quantità di batteri, funghi e pesticidi contenuti in essi. Va sottolineata una nota di merito sicuramente a favore del biologico che riguarda una media di circa il 30% in meno proprio di sostanze antiparassitarie nei prodotti bio: fattore che andrebbe a vantaggio soprattutto della salute dei più piccoli anche se, ricordano gli studiosi, la scienza non è ancora adeguatamente a conoscenza delle quantità minime di pesticidi che possono essere tollerate dall’organismo umano adulto e, dunque, non ne conosce neanche a sufficienza gli eventuali effetti negativi.LEGGI ANCHECosa sappiamo sul rapporto tra rischi e benefici del vaccino Covid di AstraZeneca

Un punto a favore, dunque, degli ostinatissimi contrari a questo genere di prodotti? In realtà non del tutto, spiegano dalla Stanford: come sottolinea Dena Bravata, tra gli autori dello studio «guardando al di là degli effetti sulla salute, ci sono moltissime altre ragioni per scegliere l’organico al posto del tradizionale» che vanno dal miglior sapore all’impatto meno aggressivo sull’ambiente e sulla salute degli animali e, soprattutto, al minore impiego di antibiotici nell’ambito dell’allevamento. Per il resto, sottolineano i ricercatori, l’assenza di ricerche sugli effetti nocivi di sostanze contenute negli alimenti coltivati tradizionalmente non consentono di dare indicazioni più certe: e forse, dunque, il dubbio al supermercato, quando si tratterà di scegliere al costo di far salire il prezzo totale della propria spesa, probabilmente per molti resterà tale. A tale dilemma, il buon senso risponde alla medesima maniera degli autori della ricerca: l’importante è mangiare sempre tanta frutta e verdura «a prescindere da come siano coltivati», per preservare meglio la forma fisica ed aiutare l’ambiente a sostenere meglio la nostra numerosissima popolazione.

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